NEL MITO DEL DONO

Una mia foto per La Copertina di Prevenzione oggi del mese di settembre 2008 raffigurante Mantova con commento alla foto a firma di Antonella Marradi “ Mantova me genuit” Mantova, fortezza antica e reggia gonzaghesca, appare incastonata tra cielo ed acqua. La maga Manto riposa sotto le corte onde che accompagnano lo sguardo alla riva.
Tutto è quiete. La storia contemporanea, con i suoi ritmi e i suoi fragori, è lontana.”
A.I.D.O. Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule. Nata oltre trent’anni fa a motivo di un sogno. Sbocciata ovunque sui territori, con alterne fortune. Un’Associazione che attraversa sempre il passaggio stretto della sofferenza, del dover raccontare la dimensione dell’ abbandono. Stretta in un ruolo che accompagna la ferita del vivere, le persone che ci lasciano, le persone che noi lasciamo. Per far rifiorire la vita, per farla esplodere. Attraverso un comune sentire. Ma quale sentire?
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Sentire significa filtrare con regole innate.
Significa selezionare, ottenere regole comuni a tutti gli uomini, affinchè essi si possano comprendere ed aiutare.
Accade infatti che gli uomini vivano espressioni condivise, ma che nessuno di essi, e tra questi noi, le impari e le faccia proprie attraverso l’esperienza.
Esattamente, non sono i vari motivi a spingerci verso le cose, bensì alcune regole innate, trasferite attraverso i secoli del nostro vivere storico, che ci appartengono intimamente, spesso inconsciamente, dandoci connotazione e collocazione.
Queste regole selezionate, questi accordi filtrati e sempre riproposti ad ogni generazione, spiegano i motivi che abitano la solidarietà e la casa comune dei valori.
Anche il dono di sè è una regola, quando sigla un’identica volontà che unisce mille e mille esseri umani. La loro firma diventa simbolo.
E’ una volontà che accomuna, come un filo invisibile, persone diverse, culture diverse, dalle origini e dai ruoli sociali diversi, persone le cui storie individuali emergono dalle calligrafie, uniche per contenuti e sogni: eppure ciascuno ha “ filtrato” la stessa regola e ha scelto di appartenervi.
Ma come nasce il dono? Qual è la sua origine e quanto antica?
Il dono è il segno d’inizio di una relazione sociale. Anche se minima, anche se precaria, il dono rende manifesto il desiderio che la relazione sociale divenga un legame più impegnativo.
Il dono resta a ricordare il permanere della relazione, rappresenta il valore positivo della stessa.
Cosa esprime un dono? E’ una forma ritualizzata di principi fondamentali della vita sociale umana ?
“Donare è bene, sottrarre è male” dice Esiodo.
Dunque il dono si impone come una volontà positiva. Un plus, un arrichimento.
Nell’antica radice DOSIS lo stesso atto del donare è il dono potenziale, un dono promesso in anticipo come ricompensa ad un atto di audacia.
Solo così ogni produzione umana diventa parte costitutiva del legame sociale che si viene via via generando, quando ogni soggetto riesce a porre una parte della propria interiorità al di fuori di sé, completando con ciò il ruolo dell’essere sociale.
“Fare dono significa marcare simbolicamente la necessità sociale dello scambio”. Lo scambio è diverso dal dono, ha una radice originaria ma manca dell’afflato universale, manca del suo futuro.
E ancora: che cos’è un mito? E’ un fatto estratto tra i molti, reso esemplare, ammantato di ideale, caricato di una partecipazione eccezionale e diffusa, religiosa o fantastica che sia.
Mito è quanto riesce a polarizzare le aspirazioni di una comunità o di un’epoca. Il mito accende un simbolo che resta privilegiato e trascendente. Una nuova stella.
C’è posto, per questa nuova stella nel cielo di questo nostro moderno mondo? La “ normalità del bene ” esiste, ma spesso non riesce a mutarsi in fatto culturale. Sempre più si perde il luogo della fiducia sociale. Si smarrisce la strada. Occorre dare una voce più potente, far fruttificare il bene che c’è.
Occorre ricreare una cultura della riconoscenza. Che parli dei propri gesti, della destinazione di sé.
Dobbiamo lasciare un segno, una presa sulla vita. Rimarcare i percorsi attraverso simboli.
Allora mi chiedo: resiste ancora una miscellanea di legami, così intimamente spirituali, tra cose, individui e gruppi?
Il dono è ancora uno scambio veramente simbolico? Il dono sarà per sempre una forza sconvolgente ?
Noi lo crediamo. Perché il dono assoluto, il dono di sé, sfida la morte, la propria morte e ci riconsegna un senso umano del limite e del finire. E’ così che il dono, ancora una volta, come all’origine della storia umana, diventa “un uscire da se stessi”.
Il dono stesso si è trasformato in un atto di audacia.
Antonella Marradi

Consiglio direttivo locale per il quadriennio 2008/2012 formato da:
Roberta Braga - presidente email
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telefono 0376/42236
Lino Ligabue - vicepresidente e segretario telefono 037642551
Roberto Mantovani - amministratore
Lina Cherubini - consigliere
Claudio Piovani - consigliere





